Sull’artigianato greco-calabro Graecanic-Calabrian handicraft

22 Giu Nessun commento eddy base

Sull’artigianato greco-calabro Graecanic-Calabrian handicraft

 

Ancora in gran parte inesplorato, quello dell’artigianato
dell’area grecanica rappresenta un argomento
di grande interesse dal punto di vista culturale ed antropologico.
Della questione si sono interessati fino
ad ora solo pochi appassionati e mancano studi sistematici
condotti da esperti, tuttavia il panorama che si
è configurato permette di individuarne i tratti caratterizzanti,
che si presentano come lo specchio della
storia linguistica di questa terra: una struttura antica,
cioè, sulla quale si è impiantata una forte componente
bizantina. L’artigianato grecanico, infatti, appare soprattutto
come una variante locale della grande tradizione
romaica.
Questa tesi si basa su due gruppi di elementi, alcuni
di tipo generico, altri più specifici.
Tra gli elementi riferibili genericamente al gusto bizantino
si ravvisa, ad esempio, il rispetto di un canone.
Chi conosce, anche solo superficialmente, l’iconografia
orientale, sa che l’artista agiografo non è libero
di raffigurare le scene prescelte a suo piacimento,
ma deve obbedire, nelle proporzioni, nei colori e nelle
caratteristiche dei personaggi a regole ben precise.
Questo è il motivo per cui all’occhio inesperto tutte
le icone dello stesso soggetto sembrano uguali mentre,
in realtà, non esistono due icone uguali. Allo stesso
modo, per l’orecchio inesperto tutte le sonate per
zampogna sono uguali, mentre non possono mai essere
uguali, neanche se suonate dallo stesso artista, poiché
anche la musica tradizionale si basa sul rispetto di un
canone. Esistono cioè dei binari dentro i quali il suonatore
è obbligato a muoversi, ma all’interno di essi egli
opera combinando una serie di moduli che vengono
ininterrottamente variati e reiterati. Come l’iconogra

artigianato area grecanicaartigianato area grecanica 02

fo, che nel rispetto del canone esprime pienamente la sua esperienza spirituale,
realizzando nel contempo un’opera di comprensione universale, così lo
zampognaro si muove dentro il solco della tradizione, ma all’interno di esso
è assolutamente libero, molto più del musicista moderno che è obbligato a ripetere
nota per nota ciò che è stato composto una volta per sempre. Lo stesso
rispetto di un canone rigido, ma che lascia al suo interno una grande libertà,
lo ritroviamo nel ballo calabrese tradizionale, ed infine anche nell’artigianato,
che è anch’esso basato su una serie di moduli, per lo più geometrici (cerchi,
rombi, quadrati, triangoli, greche, ecc.) che l’artigiano combina e varia continuamente
dando vita a schemi caratteristici, tipici e ben riconoscibili.
Un secondo aspetto riferibile alla mentalità bizantina, sta nella semplicità
del gusto, che però non significa banalità o ripetitività, ma anzi si traduce in
forme estremamente complesse, soprattutto nella tessitura. È lo stesso gusto
che ci è dato vedere, ad esempio, nel gioco di mattoni che impreziosisce le
facciate delle chiese romaiche, nelle quali dalla combinazione di elementi
semplici nascono decorazioni complesse, ma mai troppo cariche o pesanti.
Un terzo, importante, aspetto è dato dalla natura essenzialmente simbolica
dell’arte greco-calabra. In essa, infatti, non si ritrovano quasi mai raffigurazioni
naturalistiche, né fiori, né alberi, né animali, come ci si aspetterebbe
in prodotti appartenenti ad una cultura essenzialmente contadina e pastorale,
bensì figure geometriche ed astratte, o tutt’al più stilizzate, con profonde
valenze psicologiche e spirituali.
L’ultimo elemento, infatti, sta nell’origine palesemente religiosa di alcune
raffigurazioni, ed in particolare nella presenza della croce, rappresentata
quasi esclusivamente alla greca, cioè a braccia uguali, che costituisce uno
degli elementi base tanto dell’intaglio del legno (esclusi, però, i collari per
capra) che della tessitura.
A parte questi aspetti più generici, il secondo gruppo di elementi che ci riporta
prepotentemente alla civiltà bizantina è costituito da alcune raffigurazioni
che sembrano tout court copiate da reperti provenienti dal mondo romaico.
Per esempio un plumì di Roghudi, cioè un timbro in legno per decorare
le ciambelle, è identico ad un timbro per la prosforà, il pane per la Divina
Liturgia, trovato ad Arta e datato al 6° secolo; papazze raffiguranti una figura
femminile con una croce greca posta sul capo sono chiaramente riferibili a
quelle raffiguranti la quaresima, diffuse tra i bambini in Grecia in tale periodo,
uno schema di coperta di ginestra è indistinguibile da quello di una
coperta prodotta in Tessaglia (lì detta cretese).
Anche l’artigianato, come tanti altri aspetti (culturali, psicologici, spirituali)
della vita quotidiana nell’area grecanica, acquista tutti i suoi significati
solo se rapportato agli schemi, al gusto, ai valori della civiltà romaica, nella
quale troviamo non solo i riferimenti per capire il senso di schemi e raffigurazioni,
ma troviamo soprattutto i valori che hanno ispirato tali segni. In tanti
umili manufatti costruiti per l’uso quotidiano leggiamo ancora, infatti, i valori
fondanti della vita tradizionale del calabrese bizantino, la quale, pur tra
le difficoltà legate alla realtà sociale dell’epoca, appare improntata sulla sacralità
del lavoro, sulla sacralità della vita, sull’umiltà, sul senso del bello,
della gioia (espressa meravigliosamente negli splendidi colori delle coperte,
che testimoniano vitalità e amore per la vita). Tutti valori, questi, inculcati al
popolo calabrese, riteniamo, dalla folta schiera di santi monaci, incardinati
nella spiritualità orientale, di cui la Calabria fu madre, rifugio e culla.

artigianato area grecanica 03Pupazze di Calabria

Cose di Calabria

Coperta greco Calabra

Tuttavia, se l’impronta bizantina appare preminente, essa non è l’unica presente
nell’artigianato greco-calabro. Alcuni elementi, infatti, sono rapportabili
ad epoche ben più antiche, come la Magna Grecia, e più antiche ancora, fino
addirittura al neolitico. Alcuni schemi primordiali, per esempio i rombi concentrici
presenti oggi sia nell’intaglio che nella tessitura, sono attestati in cocci
ritrovati nelle campagne di Bova Marina e riferibili al periodo Stentinelliano,
altre immagini sono chiaramente “solari”, quindi precristiane, ecc. L’artigianato
grecanico, insomma, attesta un percorso storico di almeno 9.000 anni.
Tale lunghissima tradizione si esprime oggi in due settori soltanto, l’intaglio
del legno e la tessitura, per i quali sono ancora reperibili ottime realizzazioni
(cucchiai, timbri per dolci, stampi per formaggi, collari per capre,
stecche per busto, coperte, tovaglie, ecc.). Tuttavia, essendo entrambi queste
attività legate al mondo agro-pastorale, esse stando necessariamente seguendo
la sua stessa sorte, e cioè quella di un forte declino.
Una possibilità di rivitalizzazione è riposta in alcuni tentativi, portati
avanti in ambienti culturali dei greci di Calabria di “tradurre” la tradizione
artigianale in termini moderni e funzionali alle sfide della società odierna,
ponendo alla base la riscoperta e rivalutazione dei suoi valori ispiratori, insiti
ancora oggi nelle culture di origine bizantina. L’idea è quella di utilizzare gli
schemi ed i materiali tradizionali (legno, ginestra, pietra, mattoni…) per realizzare
oggetti di uso comune, da semplici vetrate, tavoli, mobili, bigliettini
d’auguri, fino a strutture complesse come l’arredo urbano, le facciate delle
case, i selciati delle strade, ecc. Gli esempi finora realizzati, sebbene pochi,
lasciano aperto uno spiraglio di speranza.

Modelli Coperte calabresiCroce d’oro greco calabra