Un itinerario fra i beni artistici del territorio grecanico – A tour amid the cultural heritage of the Graecanic area

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Un itinerario fra i beni artistici del territorio grecanico – A tour amid the cultural heritage of the Graecanic area

Il percorso
SS. 106 – Condofuri Marina – Amendolea – Gallicianò
– Bova Marina – Bova – Roghudi – Roccaforte
del Greco – SS. 106.
SS. 106 – Pentedattilo – SS. 106.
SS. 106 – Staiti – SS. 106.
Il territorio è quello del versante sud dell’Aspromonte
che comprende i comuni di Condofuri, di Roccaforte
del Greco, di Roghudi e di Bova, compresa la
fascia litoranea, con al centro la fiumara Amendolea.
Dalla statale 106 jonica si raggiunge Condofuri
Marina. Al bivio S. Carlo, procedendo verso nord, si
arriva, dopo aver attraversato, girando a destra, uno
stretto ponte, ad Amendolea. Il centro abitato, sito
a circa 350 m s.l.m., è stato abbandonato a causa
dell’alluvione del 1953. Al suo interno si trovano i ruderi
della chiesa protopapale di S. Maria Assunta. L’edificazione
di questa chiesa risale ai secoli XIII-XIV
ed ha subìto dei rifacimenti nei secoli XV e XVIII. È
una chiesa a nave unica, con abside sporgente e piccole
absidi, ricavate nello spessore del muro, a destra
(prothesis) e a sinistra (diaconicòn). Il tetto, crollato,
era a capanna. Presenta un ingresso, gradinato, nella
parete meridionale, visibilmente rifatta, con una scarpa
che serve da contrafforte. Un altro ingresso è visibile
nel muro settentrionale. Le sue dimensioni esterne
sono di circa 9 m e mezzo per 14. Molti sono stati
i rimaneggiamenti che la chiesa ha subito. Un muro,
che, partendo dalla parete orientale e tagliando a circa
metà la prothesis, si congiunge con il muro occidentale,
ha creato un angusto ambiente trapezoidale dove
è stato collocato un campanile. La parete esposta a

oriente mostra due nicchiette, tamponate con muratura per crearne altre due più piccole. Successivamente, sia l’abside centrale che le due nicchiette, sono state coperte anch’esse con muratura. L’abitato è dominato da un castello costituito da più edifici, appartenenti ad epoche diverse, a partire dal XIII secolo, ridotto in stato di rudere. A poca distanza dal castello, fuori dal centro, sulla mulattiera che conduce a Bova Superiore, si trovano altre tre chiese. La prima è quella di S. Caterina (sec. XII), di cui rimangono in piedi la parete absidale e parte degli altri muri. Anch’essa è ad aula unica, di circa 9 x 4 m. Non sono presenti la prothesis e il diaconicòn; l’abside, in alzato, ha un andamento ogivato. L’ingresso probabilmente era praticato a mezzogiorno. La seconda, di S. Sebastiano, poco distante dalla precedente, si nota per il campanile, a cuspide, del XVII secolo. Ha una pianta rettangolare; l’abside centrale è tamponata con muratura; l’ingresso era praticato nella parete occidentale.

 

Continuando sulla mulattiera, si incontra, sempre sulla sinistra, la chiesa di S. Nicola. Di essa rimangono in
piedi i ruderi dei muri orientale, occidentale e settentrionale. È un’aula di circa 4 x 5 m, con abside centrale e
nicchiette laterali. L’ingresso doveva trovarsi nella parete meridionale. Le absidi sono affrescate, anche se i colori
stanno diventando, ormai, sempre meno evidenti.
Ritornando sulla strada per Condofuri e dopo averla percorsa per circa 4 chilometri, si incrocia, sulla destra,
il bivio per Gallicianò, oggi frazione di Condofuri, un tempo sede di comune. È il centro più isolato tra quelli
dell’area grecanica. Si raggiunge attraverso una strada a forte pendenza e molte curve. È protetto a nord dal monte
Scafi, che raggiunge la quota di 1139 m, e a sud da uno strapiombo che lascia intravedere la fiumara Amendolea.
Si trova a circa 10 chilometri dalla costa e ad una quota, s.l.m., di circa 600 m. È caratterizzato da una
struttura urbana a formazione spontanea con un nucleo centrale formato attorno alla piazzetta Pietra del Corvo,
oggi denominata piazza Àlimos, su un lato della quale si eleva l’imponente volumetria della chiesa parrocchiale,
dedicata a S. Giovanni Battista. L’estetica dell’edilizia è modesta. La maggior parte delle abitazioni risponde al

 

tipo edilizio a schiera, su due livelli, spesso con la scala esterna in pietra naturale. Il piano terreno, molte volte,
è destinato a deposito.
Dal centro di Gallicianò, ritorniamo sulla SS. 106 e, procedendo verso est, raggiungiamo l’abitato di Bova Marina.
A pochi chilometri da esso, verso nord, sul torrente Vena, in cima ad un colle impervio, si possono visitare,
non senza difficoltà, i ruderi della chiesa di s. Niceto (sec. XI). Essa si presenta con unica abside emergente e
con prothesis e diaconicòn, incorporati a nicchia nello spessore del muro orientale. L’ingresso è a settentrione (il
lato meridionale e quello occidentale sono posizionati in prossimità di strapiombi), un’apertura è presente sulla
parete a sud. È visibile una traccia di solaio per cui l’edificio risulta a due piani. Lo spessore dei due muri lunghi
è maggiore di quello degli altri due, per cui è presumibile che il tetto sia stato a botte. Le dimensioni della chiesa,
all’esterno, sono di circa m 6 x 7 e mezzo, quindi un organismo architettonico tendente ad una forma quadrata,
le cui proporzioni appaiono ritmate sul modulo di cm 30.
Da segnalare, anche, la chiesa Panaghìa, a pianta circolare,
in località Panaìa, attribuita al secolo IX; i ruderi, in
località S. Pasquale, del IV secolo e la torre, a pianta circolare,
di età angioina, S. Giovanni d’Avalos, in località Capo
S. Giovanni.
Alla fine del centro abitato, procedendo a est, sempre
sulla 106 jonica, si incontra il bivio per Bova Superiore,
in direzione nord. 14 chilometri di curve portano al centro
abitato, a quota 820 s.l.m. Qui è possibile visitare i ruderi
del castello, del XIII secolo, le numerose chiese, tra cui
quella dello Spirito Santo, del XVI – XVII secolo, con un
portale secentesco; la chiesa di S. Rocco, del XVII secolo;
quella dell’Immacolata, del XVII – XVIII secolo; quelle di
S. Leo, la cui statua d’argento viene portata in processione
il 5 maggio, e Presentazione di Maria Vergine, entrambe
con altari barocchi. In contrada S. Caterina si trova la chiesa
omonima, a una navata con un bel portale tardocinquecentesco.
Nel centro abitato, in Piazza Roma, è situato il settecentesco
Palazzo Nesci ed, in via S. Costantino, il coevo
Palazzo Mesiani – Mazzacuva.
Continuando il percorso, verso nord, abbandonando la
strada principale per una secondaria, si raggiunge l’abitato
di Roghudi, a m 627 s.l.m., aggrappato ad uno sperone che
si erge sopra due torrenti che lo lambiscono alla base. Il
centro è abbandonato a causa dell’alluvione del 1972.
L’escursione continua procedendo sulla strada secondaria.
Essa conduce a Roccaforte del Greco, a quota 971 s.l.m.
e distante circa 28 chilometri dalla costa, che si raggiunge
attraversando i paesi di San Lorenzo, Chorio di San Lorenzo e Mélito di Porto Salvo. Da qui, in direzione Reggio
di Calabria, subito dopo il centro abitato, si intravede, sulla destra, il nuovo abitato di Roghudi, altrettanto desolato
ma meno interessante dell’antico centro.
Dalla statale 106, nella stessa direzione, raggiunto il bivio, che si trova sulla sinistra, quindi in direzione del
mare, che indica la località Annà di Melito di P. S., inizia l’erta che porta, dopo circa cinque chilometri, all’abitato,
abbandonato, di Pentedattilo, a quota 454 m sul livello del mare. Un villaggio di case addossate alla base della
montagna che porta lo stesso nome, con le sue cinque sommità appuntite, a destra della quale scorre la fiumara
di S. Elia. Il paese fu gravemente danneggiato dal terremoto del 1783, tanto che la popolazione si spostò, parte
sulla marina, formando il villaggio di Melito, e parte all’interno, formando l’abitato di Chorio di Pentedattilo.
È possibile visitare la chiesa, ad unica navata, della Candelora. Essa presenta un prospetto neoclassico, a due
ordini, con un campanile quadrato, posto lateralmente alla facciata. Al suo interno si trova la cappella del SS. Sa

 

 

cramento, a pianta quadrangolare e copertura a cupola, che Francesco Russo ritiene corrispondente alla chiesetta
bizantina del tempo in cui la cittadina seguiva ancora il rito greco. Di rilievo, anche, il Castello “Degli Alberti”,
ormai ridotto allo stato di rudere, del XVI secolo. In località Musa, Zonzoloso, invece, c’è una delle torri costiere,
anch’essa del XVI secolo, che dovevano servire per difendere la Calabria dalle incursioni piratesche, la torre
Pentidattilo, a pianta quadrangolare con l’alzato in forma troncopiramidale.
Sempre dalla statale 106 ma in direzione opposta, verso Taranto, superato il Capo Spartivento (Heracleum
Promontorium), ormai nella zona denominata “Costa dei Gelsomini”, dove si incontrano distese di gelsomini dai
cui candidi fiori si produce una essenza molto odorosa, un tempo una delle maggiori risorse di questa zona, si
entra nel territorio di Brancaleone. In prossimità del centro abitato di Brancaleone Marina si può visitare la Torre
Sperlongara, di età angioina, a pianta circolare con scarpa. Percorso nella sua lunghezza il centro, sulla sinistra,
c’è il bivio per Staiti. Risalendo la valle Gulimi, prima di raggiungere, dopo 12 chilometri, il paese, si può deviare
per visitare l’antico abitato, abbandonato, di Brancaleone Superiore, a 310 metri sul livello del mare. Qui, oltre

 

ai ruderi del Castello del XV – XVII secolo, da segnalare la chiesa della SS. Annunziata, del XVI – XIX secolo,
con portale cinquecentesco che presenta l’arcata iscritta e la cimasa decorata. Da visitare altresì le grotte presenti
sia all’interno del centro abitato, nel suo quartiere più antico, sia fuori in un luogo alquanto appartato dal nucleo
rupestre più articolato.
Riprendendo la strada che conduce a Staiti, 750 metri sul livello del mare, con le case arroccate a gradinata
sulla montagna e dove si pratica ancora l’arte della tessitura, ed all’altezza della valle Pantano Piccolo, presso il
torrente Fiumarella, alle falde del monte Campolico, si raggiunge, attraverso una carreggiata in forte discesa, il
monastero italo-greco di S. Maria di Tridetti. Una basilica a tre navate e tre absidi orientate, a pianta rettangolare
di m 15,50 x 10,25, per due terzi coperto da un tetto ad orditura lignea a vista, mentre il transetto era difeso da
volte a crociera, a cupola ed a mezza calotta, come ci indica Paolo Orsi che ha visitato, nel maggio del 1913, e,
quindi, riportato nei cataloghi ufficiali, il monumento. La chiesa ha subito un intervento di restauro negli anni
1970-71, un successivo restauro è stato intrapreso nei primi anni duemila